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Sviluppo sostenibile: la sfida del XXI secolo



All'inizio del 1900 vivevano in centri urbani circa 150 milioni di persone, meno di un decimo della popolazione mondiale di allora.
Entro il 2000 la popolazione urbana raggiungerà circa 3 miliardi, quasi la metà della popolazione mondiale stimata in 6 miliardi.
Nella storia dell'umanità, il XX secolo sarà ricordato come il "secolo ponte" tra l'ultimo secolo degli insediamenti rurali e quello degli insediamenti urbani.
La continua crescita della popolazione urbana sta cambiando il volto del Pianeta e le condizioni di vita di milioni di persone.
I Sistemi Paese, come insieme di città, di aree metropolitane, di regioni, sono coinvolti pienamente in questi processi di cambiamento.
Le città consumano più risorse di quante siano disponibili all'interno dei loro confini e più cibo di quanto possa essere coltivato, e ancora, producono più rifiuti di quanti possano essere assorbiti a livello locale, causando inquinamento sia a livello regionale che a livello globale, con drammatiche conseguenze per la salute della popolazione e per la biosfera.
Esse dipendono, per la produzione di cibo e di altre risorse, e per lo smaltimento dei rifiuti, dall'"hinterland" o da territori lontani con ripercussioni sull'intero Eco-Sistema.
Lo sviluppo sostenibile dei singoli Sistemi Paese è la più grande sfida dell'umanità per il XXI secolo. I vari Sistemi Paese dovranno nel futuro essere in grado di risolvere al proprio interno i problemi che generano (inquinamento, emarginazione sociale, disoccupazione, ecc.) senza trasferirli ad altri o alle future generazioni.
Una tale sfida è conseguibile solo con la crescita di una "consapevolezza globale" in tutti i cittadini sui temi legati allo sviluppo sostenibile e alla possibilità concreta di realizzare un maggior equilibrio tra i processi di "globalizzazione dell'economia", e la capacità di valorizzare le "risorse locali", dando vita a una nuova dimensione economica, industriale e sociale: la dimensione "glocale".
La strada da seguire è sicuramente quella dell'innovazione tecnologica legata alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che è "centrale" per imprimere un salto di qualità a tutte le altre "reti" del sistema.
Ma come sempre, le tecnologie sono strumenti nelle mani dell'uomo: il salto di qualità dipenderà da come l'uomo le saprà utilizzare.
La "telematica", utilizzata semplicemente per rendere i processi di produzione sempre più automatici (robot e automazione d'ufficio), non sarà in grado di rendere reversibile il fenomeno della saturazione dei modelli di sviluppo tradizionali, basati prevalentemente su acciaio, petrolio carta, cemento. Essa, nonostante le grandissime potenzialità intrinseche, finisce per essere impiegata in una miope prospettiva di vantaggi per pochi.
Gli "spazi informatici" per esempio sono aperti già da tempo, ma questa timida alba della Società dell'Informazione ancora non è stata seguita dallo splendore del giorno: le potenzialità di tali nuovi "spazi" sono rimaste confinate in ambiti angusti.
L'aumento di produttività dovuta all'innovazione portata dall'informatica a partire dagli anni '60 è elevatissima: sono saturi i mercati dei beni materiali, è saturo il territorio edificabile, i modelli di sviluppo tradizionali sono profondamente in crisi.
Sono fenomeni che riguardano tutte le Società industriali e impongono una totale e profonda revisione dei modelli di vita, di lavoro e di produzione.
La "telematica" utilizzata per dare vita a forme di gestione avanzata delle risorse (utilizzo noleggio di massa di beni e servizi) può contribuire a "desaturare" i modelli di sviluppo "saturi" con conseguente dematerializzazione delleconomia, e a vantaggio di tutti gli esseri umani.



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