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Elenco delle Tesi di Laurea disponibili

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI ROMA
"LA SAPIENZA"
FACOLTA DI ARCHITETTURA
Corso di laurea in Tutela e Recupero del patrimonio architettonico
Tesi di laurea in Urbanistica

 

TELELAVORO E TELESERVIZI: LUSO DELLE TELECOMUNICAZIONI AVANZATE PER UNA NUOVA METODOLOGIA DI RECUPERO URBANO



Relatore Chiar.ma Prof. S. Menichini

Correlatore Arch. G. Messina
Controrelatore Prof. S. Dierna
Tutor ENEA Arch. G. Fasano

Presentata da
Tiziana Bonanni
Sessione estiva
Anno accademico 1998-1999


TOMO I


INDICE

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA: LA CITTÀ CONTEMPORANEA

CAPITOLO I : CARATTERISTICHE ATTUALI DEL FENOMENO URBANO


  1. Città industriale e vecchio urbanesimo
  1. Megalopoli: urbanesimo nei paesi in via di sviluppo
  1. Global city: economia globale e reti internazionali

  1. Nuovo urbanesimo

  1. La città europea: polo e porta dell'innovazione sul territorio


CAPITOLO II : DINAMICHE TERRITORIALI E MODELLI DI SVILUPPO URBANO IN ITALIA

  1. Le condizioni del sistema urbano e metropolitano del paese

  1. Le differenti potenzialità urbane
  1. La mobilità come fattore di competitività ed efficienza
  1. Una necessaria politica di recupero urbano: il riuso dei centri storici

  1. Episodi periurbani: un caso di studio

  1. L'innovazione nella gestione dei sistemi urbani

 

 

CAPITOLO III : IL SENSO DELLA CITTÀ

    1. I caratteri peculiari della nuova configurazione urbana
    2. Interpretare la città contemporanea
    3. La nuova città tra bisogni e desideri
    4. Una nuova morfologia sociale

    5. La città delle funzioni e la città delle relazioni

    6. Nuovi modelli urbani: la città interpolare e la città come sistema infrastrutturale

       


    PARTE SECONDA: LA CITTÀ COME SISTEMA SPAZIALE E FUNZIONALE

     

    CAPITOLO IV : INNOVAZIONE TECNOLOGICA E RIORGANIZZAZIONE URBANA

    1. Effetti della rivoluzione telematica sul sistema economico, sociale e territoriale
    2. 4.1.1 Le telecomunicazioni avanzate nella società di oggi

      4.1.2 Effetti sulla vita individuale

      4.1.3 Effetti sullorganizzazione aziendale e sui profili professionali

      4.1.4 Effetti sulla vita sociale

      4.1.5 Nuovi aspetti della democrazia

  1. Le forme del cambiamento

          4.2.1 Nuove valenze degli spazi: ibridazione delle attività

          4.2.2 Riorganizzazione dei servizi

          4.2.3 I nuovi "luoghi"



CAPITOLO V : LE APPLICAZIONI DELLA TELEMATICA NELLA RIDEFINIZIONE DELLE TIPOLOGIE FUNZIONALI: UN PANORAMA DELLE ESPERIENZE ITALIANE

    1. Centri di telelavoro
        1. 5.1.1 Caratteristiche

          5.1.2 La creazione di un telecentro

    2. Reti civiche
        1. 5.2.1 Caratteristiche

          5.2.2 Due esperienze campione: Milano e Bologna

          5.2.3 Cittadini e Pubblica Amministrazione

          5.2.4 Una valutazione



    Vedere Allegato 3 (Le schede dei casi esemplari)

    Centri di telelavoro

    Roma Nexus (Roma)

    TC-1

    Castelnuovo ne Monti (Appenn. Reggiano)

    TC-2

    Caridata (Piacenza)

    TC-3

    Proxima (Sesto San Giovanni)

    TC-4

    Reti civiche

    Iperbole (Bologna)

    RC-1

    Rcm (Milano)

    RC-2

    RCCr (Cremona)

    RC-3

    OnDe (Desenzano del Garda-Brescia)

    RC-4

    Televillaggi

    Colletta di Castelbianco (Savoma)

    VT-1

    Attività varie telematiche e telematizzate

    Monitoraggio Ambientale

    AT-1

    Tele-Assistenza (Assistenza sociale)

    AT-2

    Tele-Medicina (Consulto medico)

    AT-3

    Tele-Didattica (Diploma universitario)

    AT-4

    Biblioteca Telematica

    AT-5

    E-Commerce (Tele-pay)

    AT-6

    Tele-banking (Banca virtuale)

    AT-7

     

    PARTE TERZA: IL CASO DI STUDIO


    CAPITOLO VI : IL COMUNE DI SOVERIA MANNELLI NEL PIANO TELEMATICO DELLA CALABRIA

    1. Il progetto di una rete regionale integrata

    6.1.1 Rete Unitaria dellAIPA

    6.1.2 Il Piano Telematico della Calabria

    6.1.3 Le 11 azioni progettuali del Piano

    2. Il comune di Soveria Mannelli: "best practice" del PTC

    6.2.1 Contesto territoriale

    6.2.2 I protocolli di intesa

    3. Il ruolo strategico di Soveria Mannelli nel contesto locale

    4. Proposta di azioni progettuali per il Comune




CONCLUSIONI

 

APPENDICE

BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

GLOSSARIO INFORMATICO

 

 

INTRODUZIONE

IL RUOLO DELLINNOVAZIONE TECNOLOGICA NELLE TRASFORMAZIONI DEI SISTEMI URBANI

Nellattuale società post-industriale, già da tempo definita Società dellInformazione, lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione multimediale e la diffusione su scala mondiale delle reti telematiche (vd. nota n.1) stanno provocando una incessante rincorsa tra progresso tecnologico e processi organizzativi, portando così alle estreme conseguenze le profonde trasformazioni sociali ed economiche già avviate nella società industriale.

I cambiamenti più immediatamente percepibili che le nuove tecnologie ci offrono si concentrano nella possibilità di interagire a distanza in tempo reale; e questo porta, in primo luogo, a trasformare la nostra percezione dello spazio e del tempo.

Considerando che sulla comprensione della realtà che ci circonda si nutrono e si modellano un gran numero di conoscenze specialistiche, al giorno doggi ci si trova a dover rileggere larga parte dei loro orientamenti fondamentali, che risultano alterati dal crescente valore assunto da questo nuovo vettore della comunicazione, a partire da quelle discipline più strettamente sostanziali.

La dimensione geografica dei territori viene completamente stravolta: i collegamenti telematici hanno la capacità di stemperare i confini dei paesi; le frontiere non contano più, non impediscono il flusso di informazioni, le comunicazioni, le aggregazioni, e non fermano i capitali, le decisioni economiche ed il lavoro. Per di più la velocità dei trasporti, la telematica, i satelliti rendono praticamente compresente lintero pianeta, realizzando all'improvviso lantico desiderio di ubiquità.

Al mutamento dei termini spaziali e temporali si assomma, come fattore chiave, la velocità del mutamento stesso. E infatti necessaria uneccezionale rapidità di innovazione se si vuole stare dietro al ritmo imposto dalla nuova tecnologia informatica, ben sintetizzato dalla nota legge di Moore, che prevede e mantiene - il raddoppio della capacità di elaborazione dei computer ogni 18 mesi.

La proiezione di tutto ciò sulla sfera socio-economica è un processo di globalizzazione a tutti i livelli: nella ricerca, nella produzione, nel commercio e nel consumo, secondo un disegno che conduce ciascun paese allaver parte a ciascuna di queste funzioni, in un nuovo assetto internazionale del sapere, del potere, della ricchezza e del lavoro.

In tali dinamiche di cambiamenti è inevitabile che esista unelevata "interattività" tra le nuove tecnologie e le trasformazioni territoriali, e che tale rapporto coinvolga in modo particolare le realtà urbane.

Con questa precisazione si vuole operare una selezione di base, tra le molteplici tematiche possibili, in ragione della supposta posizione prioritaria che, per la maggior parte dei ricercatori, stanno godendo le aree urbane, in modo particolare quelle maggiormente dotate di infrastrutture avanzate. (vd. nota n.2)

Le realtà urbane contemporanee, che preservino con forza la propria identità locale o che siano espressione dei valori nazionali ed extra nazionali prodotti dai tempi recenti, stanno perdendo la forma concreta e soprattutto quella "idea" di città che noi siamo abituati a conoscere.

Con la globalizzazione dei mercati e dellinformazione le città vengono proiettate in una rete di scambi e contatti, potenzialmente priva di confini, che le spoglia gradualmente della loro antica e forte posizione dominante rispetto al contesto regionale, nazionale o continentale in cui sono inserite. Ciò non vuol dire necessariamente che la città sia destinata al decadimento fisico, né tantomeno alla sua scomparsa, ma il progressivo allontanamento dei sui legami materiali con il proprio territorio - e con i propri abitanti la priverà man mano del controllo totale sulle attività economiche, sociali e culturali che ha esercitato per secoli.

In sostanza quello che per molti studiosi sta avvenendo è "un riassetto territoriale e sociale, perciò essenzialmente geopolitico, che ha la portata di un movimento tellurico. Ma, a differenza dei terremoti, che producono soltanto macerie, l'affievolimento del potere urbano ha anche una grande forza costruttiva e una sua positiva creatività. Ne sono testimonianza sia le nuove scintillanti metropoli cresciute attraverso processi di formazione assolutamente anomali rispetto a quelli del passato - basti pensare alla geniale "invenzione" di Singapore e alla straordinaria rinascita di Bilbao - sia le città diffuse e reticolari che, in Europa e in Nord America, inglobando gli spazi urbani in quelli rurali e viceversa, rendono possibili vita familiare e organizzazione del lavoro e delle relazioni sociali meno alienanti". (vd. nota n.3)

Ciò significa che la crisi che investe le realtà urbane di oggi non deve essere inevitabile preludio ad un progressivo regresso generale. E vero che tutto quello che sta accadendo apre nuove questioni, rimette in discussione regole, abitudini e certezze consolidate. E come purtroppo è possibile constatare, accresce ed accentua problemi già gravi come la delocalizzazione delle attività produttive, il gigantismo delle megalopoli, la congestione del traffico o il degrado degli insediamenti storici che, una volta perso il loro valore rappresentativo, non riescono più a riacquistare una propria identità vitale. Ma non si deve dimenticare che la causa di questi eventi è riconducibile soprattutto al progresso delle tecnologie, ed è quindi la causa stessa a dover contenere in sé gli strumenti ed i suggerimenti ai quali possiamo ricorrere per limitarne i danni prodotti e sfruttarne in maniera vantaggiosa le innumerevoli opportunità.

In questo senso il dibattito sulla telematizzazione della città è stato spesso oggetto di travisamenti o interpretazioni riduttive, evocando fin dallinizio immagini fortemente contrastanti e producendo comportamenti culturali divergenti. A tale proposito si ricorderanno senzaltro le grandiose profezie, allinizio degli anni Ottanta, sulla città telematica, e da allora i numerosi convegni, articoli, interviste e così via, sulla città cablata, sulla città digitale, su quartieri, strade e piazze virtuali. E rappresentativa dellorientamento positivo, a puro titolo di esempio, la fiducia espressa da Corrado Beguinot, convinto delle "potenzialità che un uso corretto dei prodotti dellinnovazione tecnologica offre per risolvere o semplificare i problemi esistenti nelle odierne città e per avviare una politica del recupero e quindi della trasformazione" . (vd. nota n.4)

Contrariamente a coloro che prospettano lo sviluppo futuro con acceso entusiasmo si sono manifestati, nel tempo, numerosi atteggiamenti di sconforto nei confronti di una situazione urbana inquietante nella quale, oltre alle già note paure - della violenza, della degradazione ambientale, del diverso -, si aggiunge, in forma più sottile, il timore che la vita urbana, a seguito dellintroduzione delle nuove tecnologie, subisca una lenta dissoluzione e decomposizione così come sembra che stia avvenendo per la città.

Giandomenico Amendola, descrivendo i disagi della metropoli contemporanea, nota come "La civiltà urbana, dopo aver trionfato ed avere reso di fatto tutto il mondo città, sembrava prossima alla fine anche per le possibilità offerte dalle nuove tecnologie di affrancare gli uomini dai vincoli spaziali, immettendoli sulle autostrade elettroniche. La visione apocalittica della morte della città è sembrata prevalere anche grazie agli errori ed gli abusi compiuti, in nome della crescita a tutti i costi, su una realtà complessa come la città". (vd. nota n.5)

Lidea della nuova città troppo spesso si è risolta nella prospettiva, largamente condivisa, di una metropoli in cui si sostituiscono o si aggiungono alle strutture esistenti nuove reti di servizio ed edifici impreziositi dalle ultime "magie" tecnologiche, accrescendo il caos, la congestione e le diseconomie già presenti.

Quando il cambiamento non viene guidato e controllato nelle sue applicazioni, le trasformazioni avvengono in maniera irrazionale, addirittura casuale, o semplicemente perseguendo le logiche di mercato e consumistiche. Senza unadeguata azione di programmazione e di pianificazione i nuovi modelli di riorganizzazione funzionale - come ad esempio i teleporti della mobilità, della conoscenza e della salute proposti da Beguinot - rischiano di essere utilizzati impropriamente o, in unipotesi peggiore, di rompere la continuità del tessuto urbano, ponendosi in maniera totalmente isolata dal contesto.

Se poi, a questi ipotizzabili interventi, si assommassero le applicazioni telematiche, nei diversi settori funzionali, come linformatica domestica, la casa telematica, il lavoro a casa, i tele-cottage e tutti gli altri "tele-oggetti" proposti dalle nuove tecnologie, si verrebbe a completare lo scenario di una "città astratta", come ce la descrive Martinotti, "soffusa di luci e del ronzio dei personal computers, ma senza anima, in cui lunico problema sarebbe stata lalienazione dei cittadini separati gli uni dagli altri dai freddi schermi di video". (vd. nota n.6)

Eppure, osserva ancora il sociologo, "cosa abbiano in comune queste immagini, di cui dobbiamo essere in larga misura grati alle sofisticate tecniche di marketing dellindustria elettronica, con lesperienza quotidiana dellabitante delle grandi metropoli del mondo intero, basta scendere in strada per saperlo". (vd. nota n.7)

Le tecnologie informatiche e telematiche sono presenti, e il loro sviluppo è reale e rapido, anche se difficilmente il risultato della loro ulteriore diffusione può assomigliare alle anticipazioni, più o meno interessate, prospettate durante questi anni. Al di là del resistente disagio al cambiamento, o dei falsi entusiasmi e delle troppo facili convinzioni che la telematica possa risolvere qualsiasi problema, occorre dunque fare i conti con queste nuove realtà, considerando inoltre che il loro inserimento sul territorio non è affatto così esteso ed omogeneo come potrebbe sembrare.

Al contrario tali fenomeni si presentano spesso in forma episodica ed isolata, come risoluzione di problemi strettamente legati ad un luogo ed un contesto determinato, rendendo difficile sia lassunzione a modello degli elementi più significativi, sia linquadramento della singola esperienza in una casistica più ampia.

Tali "collegamenti" tra le tecnologie avanzate ed il territorio urbano diventano oggetto di questo studio, svolto attraverso losservazione delle diverse forme di applicazione dellinnovazione tecnologica, con lo scopo di valutare, in base alle incidenze ed agli effetti prodotti da tali esperienze sul sistema urbano, se e come linsieme delle nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione possa inserirsi in futuro come parte integrante ed integrata dellorganizzazione territoriale.

E un dato innegabile che il progresso tecnologico sia uno dei più grandi motori del cambiamento delle città. Occorre dunque capire quali siano i ritmi e le modalità con cui le nuove tecnologie si stiano inserendo, in modo inarrestabile, nellorganizzazione urbana, per poter scoprire - o confermare in maniera qualitativa le relazioni implicate nella trasformazione; ed inoltre accertare che la città stessa sia in grado di sostenere tali cambiamenti strutturali, confermandosi nuovamente come il luogo privilegiato del mutamento.

È infatti noto che i processi di innovazione tecnologica, culturale e sociale tendono a svilupparsi specialmente nella dimensione urbana, dove lo scambio di informazione e la circolazione delle idee sono più agevoli.

Le città sono anche i luoghi "che in misura maggiore avvertono l'esigenza di sperimentare l'innovazione, per adeguare continuamente il proprio assetto organizzativo alla crescente complessità sociale e svolgere con efficacia le funzioni di "trascinamento" dei territori d'influenza nel quadro della competizione internazionale". (vd. nota n.8)

È dunque dalle città che le traiettorie dell'innovazione si propagano nello spazio e nella società, secondo ritmi che oggi paiono sempre più rapidi. Per cogliere appieno le opportunità offerte dal mutamento e dai processi di globalizzazione, le città e le aree metropolitane dovranno pertanto affrontare uno sforzo di ammodernamento complessivo delle proprie dotazioni infrastrutturali, e, più in generale, avviare su basi nuove una riorganizzazione dei propri meccanismi di funzionamento. E cioè, in altri termini, si tratta di erigere nuovamente la città contemporanea al ruolo di incubatore dell'innovazione, indiscutibilmente e storicamente propria del fenomeno urbano.

 

LINNOVAZIONE NELLA SOCIETA DELLINFORMAZIONE QUALE OCCASIONE DI RECUPERO URBANO

Pensare oggi allidea di città per il prossimo futuro significa inevitabilmente riflettere sulle trasformazioni sostanziali che, negli ultimi decenni, ne hanno modificato profondamente limmagine e la vivibilità.

Attualmente gli oltre cinque miliardi degli abitanti della Terra vivono, almeno nei paesi più industrializzati, su un territorio urbanizzato, intessuto di reti tecnologiche ideate, progettate e realizzate principalmente nel corso di questultimo secolo.

Le "reti" di trasporto (auto, treni, navi, aerei, ecc.) e dellenergia (luce, gas, petrolio, ecc.), ma anche quelle di telecomunicazioni sempre più diffuse e capillari (radio, televisione, telefono, fax, cellulare, Internet, ecc.) hanno fatto sì che si affermasse il modello del cosiddetto "Villaggio Globale", una realtà inter-territoriale in cui è possibile spostarsi sia "fisicamente" da un luogo ad un altro, sia "virtualmente", tramite terminali telematici, senza ostacoli di spazio né di tempo.

La società che ne è emersa non ha ancora risolto tutte le proprie contraddizioni, ma è già chiaramente evidente la maggiore importanza che essa attribuisce allo sviluppo dellinformazione, alla cultura ed alla qualità della vita, piuttosto che alla produzione ed alla disponibilità di spazi e di beni di consumo.

Linsieme dei fenomeni che caratterizzano la Società dellInformazione impone dunque una nuova struttura organizzativa del lavoro, nuove strategie per la produzione, un diverso utilizzo dellinformazione e della comunicazione e, in definitiva, una riflessione approfondita sulla attuale organizzazione delle città.

Gli orizzonti entro cui si realizzano i "fatti" urbani possono essere compresi fra il fenomeno della città dispersa o diffusa - le periferie territoriali ed i complessi urbanizzati a forte densità edilizia - le grandi metropoli -.

Sono realtà territoriali talmente vaste e radicate che non è pensabile intervenire su di esse se non per parti. Si può dire dunque che il problema del futuro delle nostre città è da ricercare soprattutto nella modificazione, più o meno accentuata, dellesistente.

Linnovazione tecnologica, lo sviluppo delle reti di collegamento e di comunicazione, la crescita di una "cooperazione internazionale", rimandano quindi ad una nuova politica di recupero urbano che richiede una rinnovata sensibilità verso la realtà della nostra esperienza quotidiana.

Il concetto di recupero porta con sé i principi di conservazione e di continuità temporale, alimentati sia dalle necessità pratiche della manutenzione e del ripristino funzionale, sia dalla coscienza storica sentita come necessità di identità culturale.

In tali contesti innovativi, il recupero urbano tende a porre in atto una precisa politica di trasformazione della città e del territorio, che non si occupa più del singolo oggetto o complesso architettonico, né si risolve in una suggestiva visione di ripristino ambientale, ma si presenta come strategia e pratica dintervento che guarda concretamente a ciò che esiste nel presente.

La contraddizione tra "conservazione e innovazione" porta al di fuori di ogni tradizionale campo di esperienza che ha considerato finora la conservazione come unica possibilità di "continuità storica". Oggi, invece, sembra utile porre attenzione non solo su quanto è espressione di tradizione, ma anche su quanto di nuovo ed innovativo ci offre la realtà della nostra esperienza.

In questo modo il concetto di conservazione porta ad assicurare una continuità dei beni esistenti, non più in senso squisitamente "storico", ma come affermazione dei valori di "storicità", ossia "di esperienza umana nelle sue possibilità di essere qualità e valori dello spazio abitato, percepito ed interpretato nei suoi aspetti evolutivi, tra quanto del passato rientra ancora nei nostri interessi e quanto di innovativo è in grado di migliorare le nostre condizioni di vita". Il recupero quindi deve essere inteso come volontà di preservare per il futuro i caratteri formativi di un ambiente, costruito o libero, inteso come risorsa culturale. (vd. nota n.9)

Linnovazione tecnologica ed informatica diventa pertanto necessaria per innescare i processi di innovazione nella realtà esistente. In questo modo i valori della tradizione possono essere potenziati grazie alle numerose risorse offerte dai nuovi strumenti del sapere e delloperare: questo è valido, in particolare, per quelle realtà minori la cui identità culturale rischiava di essere dispersa nella vastità di un contesto globale.

Per le realtà urbane dunque, da sempre oggetto di recupero, oggi si configura la possibilità di una nuova crescita, qualitativa, attraverso un nuovo strumento: le tecnologie informatiche e telematiche, in forte sinergia con la crescente domanda di un adeguato livello di vita urbana e di sviluppo sostenibile del territorio.

Al concetto di qualità urbana, infatti, è inevitabilmente legato il tema della sostenibilità, privilegiato oggetto della più recente letteratura urbanistica, ambientale e sociologica.

Così, come il Villaggio Globale, anche il concetto di sviluppo sostenibile è, per molti autori, un ossimoro, perché formato da due termini che delineano uno scenario di crescita continua e, contemporaneamente, danno per scontata limposizione di indispensabili limitazioni delle crescita stessa . (vd. nota n.10)

Ancora più ambiguo è il concetto di città sostenibile, essendo per definizione la città un organismo che sfrutta risorse dal territorio circostante e vi esporta linquinamento che produce.

Spesso lo sviluppo sostenibile viene rappresentato come una condizione di "interfaccia" fra le politiche di sviluppo economico e quelle di sviluppo ambientale e di sviluppo comunitario; di fatto, dei tre requisiti della sostenibilità, quello dello sviluppo economico viene sempre considerato irrinunciabile e, nei casi migliori, si concilia solo con uno degli altri due.

La tendenza alla sostenibilità, in alcuni casi, si è già tradotta in obiettivo dei processi di pianificazione a livello locale, con particolare attenzione ai piani duso del suolo. I casi riguardano realtà differenti per dimensione e per situazione economica, ma mettono in luce comportamenti equivoci tanto nelle grandi aree metropolitane che nelle comunità minori. (vd. nota n.11)

Questa interpretazione del concetto di sostenibilità, che non prevede né sacrifici né cambiamenti nel comportamento degli abitanti e nella loro interazione con lambiente naturale, è molto diffusa, così come è diffusa una interpretazione riduttiva che si limita ad affrontare un singolo, anche se importante problema, come ad esempio il traffico urbano.

Non è semplice definire le corrette indicazioni per uno sviluppo sostenibile, specialmente in considerazione del fatto che, applicate alle città, esse devono essere traducibili in termini quantitativi ed adattabili a situazioni diverse.

Se per sviluppo sostenibile si intende il tentativo di garantire alla popolazione le attuali necessità economiche, sociali, culturali, sanitarie e politiche, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le loro, minimizzando quindi luso o lo spreco di risorse non rinnovabili, (vd. nota n.12) appare evidente come il conseguimento della maggior parte di tali obiettivi richieda mutamenti fondamentali nelle strutture sociali, nelle istituzioni di governo e nella distribuzione delle risorse e della ricchezza, perciò stesso non appare di facile realizzazione.

Lo sviluppo sostenibile ha limite nella necessità, per essere ottenuto, di realizzare unutopia: la cooperazione e luguaglianza di aree a diverso sviluppo.

Contro la mancanza di cambiamenti significativi nelle singole esperienze progettuali e nella distribuzione delle opportunità, linnovazione tecnologica si pone come occasione concreta di integrazione e di crescita, offrendo possibilità di confronto e di scambio che siano fonte di arricchimento reciproco in riferimento ai dati culturali di partenza di ogni specifico contesto geografico.

Note

1 La Società dellInformazione è un nuovo modello di organizzazione delle attività umane che si regge sulla gestione elettronica delle informazioni codificate in entità immateriali chiamate bit abbreviazione dellinglese "binary digit" (cifra binaria): ossia "0" o "1" le due cifre usate nella numerazione binaria che è alla base del linguaggio dei computer -, e sulla trasmissione delle stesse informazioni attraverso reti di telecomunicazione sempre più estese e capillari.

Sono molti ormai gli studiosi che riconoscono liter processuale di diffusione, teorizzazione ed elaborazione culturale di questo nuovo modello organizzativo della società, attraverso la successione di quattro "ondate" che sintetizzano levoluzione della microelettronica, dellinformatica e delle telecomunicazioni dagli anni Sessanta in poi.

Il primo periodo fu quello della crescita e della diffusione dei grandi elaboratori centrali, i cosiddetti mainframe, che ebbero come esclusivo dominio di riferimento istituzioni ed organizzazioni di una certa portata. La seconda ondata iniziò intorno alla fine degli anni Settanta con la realizzazione e la progressiva diffusione del calcolatore personale personal computer -. Il riferimento di questa nuova evoluzione divennero gli individui, sia allinterno delle aziende dove i singoli calcolatori personali venivano man mano collegati tra loro attraverso la nascita e lo sviluppo delle cosiddette reti locali sia allinterno delle abitazioni. Il periodo attuale è invece segnato dallascesa di quelle che sono chiamate "autostrade digitali", ovvero dalla connessione dei piccoli, medi e grandi calcolatori attraverso le reti di telecomunicazione, fino a costituire ununica infrastruttura di rete a livello mondiale. Levoluzione attualmente in atto è quella che poi consentirà il passaggio alla quarta ondata, ovvero alla costruzione della società dellinformazione vera e propria, caratterizzata dalla centralità di un contenuto completamente digitale.

Le nuove tecnologie della microelettronica, dei computer, delle telecomunicazioni e del software hanno allargato il concetto della multimedialità a quello più generale della comunicazione su grandi distanze. Dalla multimedialità intesa come possibilità di usare più mezzi di comunicazione integrati su un unico supporto, si è passati alla multimedialità come trasmissione e ricerca di informazioni sulla rete. I sistemi di trattamento e trasmissione di dati, voci e immagini sono stati totalmente rivoluzionati dalla possibilità di "digitalizzare" tali informazioni e di usarle in maniera interattiva.

Utilizzatori anche molto lontani tra di loro, possono così attuare connessioni multimediali reciproche e condividere banche dati multimediali. In tal modo le comunicazioni a distanza possono consentire il pieno sfruttamento di tutte le risorse esistenti a livello locale e, allo stesso tempo, di accedere da qualunque punto del pianeta alle banche dati esistenti in qualsiasi altro punto della rete.

Le possibilità offerte a livello economico, culturale e sociale dallo sviluppo della società dellinformazione sono enormi, a patto che le nuove tecnologie siano effettivamente utilizzate per un maggiore arricchimento reciproco, consentendo a ciascuno di accedere alla propria e alle altre culture attraverso unattività di continuo interscambio.

E il motore di tutto ciò ha oggi un solo nome: Internet. Dentro Internet, il più grande circuito telematico del pianeta, stanno nascendo gli ambienti e i miti dei prossimi decenni. Iniziamo dai numeri: circa tre milioni di calcolatori collegati tra loro, circa trenta milioni di utenti, alcuni miliardi di dati multimediali trasportati ogni giorno da un capo allaltro del mondo; notizie alla portata di tutti, centinaia di musei collegati sul filo del telefono, migliaia di giochi, negozi virtuali dove acquistare, con la carta di credito, beni di ogni tipo. Questa è, a grandi linee, la carta di identità di Internet, di questa fitta migliaia di calcolatori che collega nel mondo uffici pubblici e privati, musei e negozi, università e abitazioni civili, centri astronomici e giovani, tecnici e casalinghe, cybernauti e semplici appassionati di informatica. Tutti lettori delle future pubblicazioni interattive, consumatori del "cyberspazio" e di tutte quelle società e aziende che mirano alla conquista del nuovo, immenso e appetibile mercato della rete.

Come è nato tutto ciò?

Internet nasce da un progetto concepito alla fine degli anni Sessanta dai ricercatori del Pentagono con laiuto dei migliori informatici delle università americane. Lidea era quella di creare un sistema di comunicazioni che, in caso di invasione di una potenza straniera o di distruzione dei centri di comunicazione del paese, potesse sopravvivere per mezzo di canali di comunicazione alternativi. In particolare la rete non doveva essere costituita attorno ad un nodo centrale, in quanto esso sarebbe stato a priori un obiettivo strategico, e la distruzione di quel nodo avrebbe precluso il funzionamento dellintero sistema di comunicazione.

Sulla base di queste intuizioni lARPA (Advanced Research Project Agency, una struttura interna al Dipartimento della Difesa), nel 1965, finanziò uno studio sulle reti cooperative di computer in time-sharing che ripartiscono cioè il tempo di utilizzo delle risorse comuni -. Nel frattempo lidea si diffuse, e nel 1967 presso il National Physical Laboratory del Middlesex, in Inghilterra, fu creato lNPL Data Network, basato su questi principi.

Nel 1969 il Dipartimento della Difesa commissionò Arpanet, con lo scopo di promuovere la ricerca per un piano di rete nazionale militare, e così, nello stesso anno, fu costituito un primo nodo presso lUniversità della California di Los Angeles (UCLA), a cui presto se ne aggiunsero altri tre, realizzati presso lo Stanford Research Institute (SRI), lUniversità della California di Santa Barbara (UCBS) e lUniversità dello Utah.

Inizialmente Arpanet collegava siti militari e università legate al settore militare, poi in molti proposero di allargarla, e fu così che si svilupparono molti altri nodi e reti e furono collegate anche altre comunità accademiche. Nel 1972 Arpanet contava già trentasette nodi. La prima connessione internazionale tra Inghilterra e Norvegia si ebbe nel 1973, e nello stesso anno venne creata Telnet, la prima rete commerciale, che entrò in funzione nel 1975.

Verso la metà degli anni Settanta si diffusero in ambito privato le prime bulletin board system (BBS), bacheche elettroniche attraverso le quali si potevano scambiare messaggi e dati. Nel 1977 si sviluppo il primo sistema di posta elettronica (e-mail). Nel 1979 fu inaugurata Usenet e nel 1981 Bitnet, rete di cooperazione tra le università di New York.

Negli anni Ottanta allinterno di Arpanet si formarono tre network distinti, di cui uno, la National Science Foundation Network (NSFNET), grazie ad una linea sulla quale le informazioni potevano viaggiare ad una velocità di 58 mila bit per secondo, divenne la struttura portante di Internet, la sua spina dorsale. Nel 1982 vennero definiti i protocolli di trasmissione TCP (Transmission Control Protocol) e IP (Internet Protocol), che portano ad una delle prime definizioni di Internet come insieme di reti connesse tra loro facenti uso del protocollo TCP/IP. Sempre nell82 si sviluppò FIDONET, unimportantissima rete a livello mondiale. Infine nel 1983 si staccò definitivamente da Arpanet la componente di più stretto interesse militare, il MILNET, concludendo così il ciclo di sviluppo dettato da interessi strategici.

Nel 1984 la rete Internet contava poco più di mille nodi, ma già nell87 il numero di host superava le 10.000 unità, e nel 1989 le 100.000. Nel 1984 nasce anche The WELL (Whole Earth Lectronic Link), la prima vera comunità virtuale, e in seguito viene sviluppato il servizio Internet Relay Chat (IRC).

Negli anni Novanta Internet è in continua evoluzione, sia sul piano tecnico che su quello degli eventi che la attraversano. Non è più uno strumento di trasmissione dati tra elaboratori; è diventata un punto di incontro e di scambio culturale e commerciale.

Uno degli impulsi fondamentali allulteriore sviluppo delle tecnologie di Internet è arrivato nel 1993 dal documento Agenda for Action, nel quale il vicepresidente americano Al Gore ha riconosciuto pubblicamente il ruolo fondamentale che uninfrastruttura nazionale, fatta di reti comunicative, computer, data-base ed elettronica di consumo, può avere sul modo in cui le persone vivono, lavorano e interagiscono. Su quelle basi lamministrazione americana si è impegnata nellattuazione di un progetto che prevede la costruzione di una nuova infrastruttura capace di collegare i cittadini americani con le più svariate fonti di informazione di pubblico interesse, con le agenzie governative, il mondo aziendale, le scuole, le università, i centri di ricerca e gli ospedali.

Anche lEuropa è attenta allevolversi del fenomeno Internet, e più in generale alle tecnologie dellinformazione legate alle autostrade telematiche. Al vertice di Bruxelles nel 1993, la Commissione delle Comunità Europee ha presentato il libro bianco sullo sviluppo, la concorrenza e loccupazione in Europa, nel quale un intero capitolo è dedicato proprio al tema della società dellinformazione come motore strategico per il futuro sviluppo economico delle nazioni. Lidea alla base è quella di sviluppare armonicamente uninfrastruttura transeuropea che dovrà collegare nazioni con lingue differenti e standard diversi nel campo dellelettronica e delle telecomunicazioni. Le aree di applicazione dellinfrastruttura informatica riguardano il telelavoro, la teleinformazione, la telemedicina e la teleamministrazione.

Un ulteriore consacrazione ufficiale di Internet e di ciò che la rete delle reti rappresenta - è venuta dalla conferenza G7 di Bruxelles del 1995. Per la prima volta i rappresentanti dei paesi più industrializzati, prendendo atto delle enormi trasformazioni che le tecnologie dellinformazione e delle telecomunicazioni possono provocare nel mondo del lavoro, hanno elaborato linee guida comuni sulle quali indirizzare il proprio impegno per il futuro sviluppo di tali tecnologie.

2 Si veda ad esempio J.B. Goddard, A.E. Gllespie, "Advanced Telecommunication and Regionale Economic Development", The Geographical Journal, n.152, 1986, citato da S. Aragona, La città virtuale. Trasformazioni urbane e nuove tecnologie dellinformazione, Gangemi, Roma, 1993.

3 I. Contu, "Il futuro della città nel mondo telelmatico", Telèma, n 15, inverno 1998-1999, p.2-3.

4 C. Beguinot, "La città cablata: efficienza, qualità e gioia di vivere", in Margini Urbani, ed.Alinea, Firenze 1992.

5 G. Amendola, La città postmoderna. Magie e paure della metropoli contemporanea, Laterza, Bari, 1997.

6 G. Martinotti, "Ordine e disordine nella città delle cose e nella città dei messaggi", in Le forme del territorio italiano. Temi e immagini del mutamento, A. Clementi, G. Dematteis, P.C. Palermo (a cura di), Laterza, Bari.

7 G. Martinotti, op. cit.

8 R. Camagni, C. Salone, "Mobilità. Questa è la soluzione per riorganizzare i sistemi urbani", in Telèma, n.15, op.cit.

9 P.A. Piazza, "Recupero e/è modernità", in C. Beguinot (a cura di), Habitat Recovery for the City in the XXI Century, Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dellUniversità degli Studi "Federico II", Napoli, 1998.

10 G.T. McDonald, "Planning as Sustainable Development", Journal of Planning Education and Research, vol. 15, n.3, 1996.

11 A Davidson, ad esempio, una piccola località nello stato della Carolina del Nord, nellarea metropolitana di Charlotte, si doveva predisporre un piano tenendo presenti le indicazioni dellautorità dellarea metropolitana di "fare campagna pubblicitaria per propagandare Davidson come unarea favorevole agli affari (a good environment for business) e dirigere lo sviluppo verso parti meno congestionate". Ma lamministrazione e gli abitanti di Davidson non hanno accettato queste indicazioni. Usando il concetto della città sostenibile nella sua versione più banale, il piano ha assunto solo due criteri: quello di conservare la piccola dimensione e quello di salvaguardare la qualità di vita degli attuali abitanti. Il piano si è limitato, quindi, a localizzare le poche aree di espansione in modo accettabile per la comunità, escludendo qualsiasi intervento che non si adattasse alla visione della "piccola città". Ha inoltre rifiutato qualsiasi ipotesi di cooperazione con altre comunità della stessa area metropolitana, quasi fosse possibile trasformarsi in unisola sostenibile in un contesto di espansione suburbana.

12 J.E. Hardoy, D. Mitlin, D. Satterthwaite, Environmental Problems in Third World Cities, Earthscan, Londra, 1992.


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