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17 gennaio 2000

Terzo settore: riforma piu' giusta

Intervista con Ilaria Borletti

'L'Associazione ''Piazze telematiche' ha aderito al Manifesto-proposta per cambiare la legge 460/97 sul Terzo settore, promosso dall'Istituto Kaspar Hauser per gli Studi Economici (Kaspar-hauser@libero.it). Alla presidente dell'Istituto Ilaria Borletti ''Piazze telematiche'' ha chiesto quali sono gli obiettivi del Manifesto.

 

Il nostro Manifesto che da un lato critica punto per punto la 460, dall'altro riassume in 4 punti quello che sarebbe un inquadramento ideale per il terzo settore: LIBERTA' (e qui si fa riferimento sopratutto alla libertà d'associazione e di scelta delle forme associative) TRASPARENZA (e qui si fa riferimento a degli strumenti di controllo e a dei criteri di trasparenza) INTERESSE COLLETTIVO (sono enti non profit quelle associazioni che perseguono l'interesse collettivo e agiscono senza scopo di lucro. Possono tuttavia essere esercitate attività commerciali se coerenti con le finalità istituzionali) INCENTIVI (importantissima proposta che eleva al 10% del reddito la deducibilità delle erogazioni sia di persone che d'impresa).

Per noi dell'Istituto KH - aggiunge Ilaria Borletti - uno dei fondamenti della nostra battaglia è la convinzione che la società del domani debba per forza essere sostenuta da un sisitema "triarticolato" nel quale cioè accanto allo Stato ed al Mercato esista quella rete di Associazioni e Fondazioni che va sotto il nome di terzo settore.

La crisi dello Stato assistenziale ha portato in tutti i paesi europei (Spagna e Belgio hanno appena fatto un'ottima legge in materia, solo per citare gli ultimi) a favorire con tutti i mezzi possibili il Terzo Settore quale componente fondamentale per rispondere ai bisogni della società. Il governo inglese ha recentemente pubblicato uno studio nel quale si dimostra che l'investimento nel Non profit ritorna allo Stato decuplicato. In Italia, purtroppo, prevalgono interessi corporativi da un lato volti a lasciare nella confusione la normativa (affinchè molti soggetti in realtà profit continuino ad operare sotto l'etichetta non profit) e dall'altro prevale la vecchia mentalità statalista che non vuole delegare al terzo Settore funzioni che il terzo settore svolgerebbe meglio e a costi più bassi per la comunità. (M.S.)



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