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gennaio 2000

IL MONDO COME BIBLIOTECA

di Maria Siciliano

 

Le reti di telecomunicazioni e le grandi strade informatiche stanno cambiando sempre di più le nozioni di distanza e di spazio. Lo spazio diventa sempre di più omogeneo ed indifferenziato; il reale potere delle telecomunicazioni e delle tecnologie delle informazioni tende ad annullare ogni distinzione tra centro e periferia, tra nord e sud, tra est ed ovest. Mentre assistiamo alla inarrestabile globalizzazione dei processi economici, delle interazioni sociali, degli scambi culturali, ci accorgiamo che prende sempre più corpo uno spazio virtuale senza confini in cui ogni punto può essere raggiunto istantaneamente: è la conoscenza umana che si sta planetarizzando nello spazio e nel tempo.

Ci accorgiamo di vivere sempre di più in un groviglio di storie diverse intrecciate e legate dai fili sottili di una trama costituita da una rete di risonanze non lineari e non predeterminabili. Groviglio a cui concorrono, con pari diritto e dignità, i popoli di tutte le aree del mondo, ciascuno con la propria cultura, le proprie tradizioni ed i propri sistemi economici, politici e sociali.

La globalizzazione dei processi è dovuta allaccelerazione dello sviluppo dellinformatica e alla rivoluzione telematica e si distingue sia dalla internazionalizzazione che dalla multinazionalizzazione perché linternazionalizzazione è un processo di scambio commerciale tra differenti nazioni e la multinazionalizzazione è il trasferimento e la delocalizzazione delle risorse da uneconomia nazionale ad unaltra, la globalizzazione si distingue per una sostanziale simultaneità degli eventi che avvengono da un punto allaltro del pianeta e per una indifferenza spaziale di fenomeni che si influenzano fra loro indipendentemente dalla distanza che fisicamente li separa.Da ciò deriva una omogeneità dei luoghi e la progressiva perdita di potere degli stati-nazione di fronte ai mercati e alle imprese globalizzate.

La deterritorializzazione delleconomia provoca uno sdradicamento dei tradizionali rapporti storici tra produzione e comunità, tra economia e società, tra spazio e luogo: la grande fabbrica fordista si identificava con il territorio, lo segnava simbolicamente e socialmente. Oggi limpresa connette reti di commercializzazione, percorsi formatividislocati in continenti diversi.

Questo processo opera una grande censura tra il potere economico sdradicato dal territorio e quello politico storicamente associato alle comunità locali.Le nuove dinamiche territoriali tendono così ad organizzarsi intorno alla contraddizione tra i poteri senza luogo e luoghi senza poteri.

Dunque il sistema economico non è più costituito dalla struttura spaziale effettiva, ma di beni e capitali distribuiti fra i vari punti del sistema. Esso infatti si è dilatato fino a coincidere con il reticolo dei flussi di comunicazione che avvolgono in una "ragnatela" gli operatori del sistema medesimo e lo connettono agli altri sistemi della rete.

Telefonate, invio di telefax, interrogazioni di banche-dati, operazioni commerciali e finanziarie si intrecciano lungo le reti di telecomunicazioni originando transazioni sempre più evolute mano a mano che le telecomunicazioni si coniugano con linformatica rendendo disponibile il vasto campo delle applicazioni telematiche. Allo spazio fisico si sovrappone così e si sostituisce lo spazio virtuale come rete di interscambio e di cooperazione che si alimenta di una configurazione organizzata a rete.

Un notevole giro daffari, a livello mondiale, si sta sviluppando intorno alla rete di internet, fitta maglia di computer che collega nel mondo uffici pubblici e privati, aziende, musei, negozi, università e semplici appassionati di informatica.

Tutto ciò fa capire come il mondo si sta configurando secondo un tipo di organizzazione che ricalca il modello della rete, da cui emerge, secondo studi recenti, una nuova concezione dellintelligenza, alternativa rispetto a quella tradizionale.

In particolare, si sta affermando lidea che il nostro apparato celebrale operi sulla base di interconnessioni e che il suo grado di comprensione possa cambiare in seguito allesperienza, anziché presupporre che nel cervello esista un processore logico centrale e che linformazione venga immagazzinata in "archivi" ben precisi e localizzati.

Questa teoria è il cuore della teoria dellautoorganizzazione del cervello, suggerisce che ogni componente operi soltanto nel proprio ambiente locale e, per la qualità della rete del sistema, cooperi in senso globale poichè la cooperazione emerge spontaneamente, una volta che gli stati di tutti i neuroni "membri" coinvolti raggiungono una condizione mutuamente soddisfacente.

Lintelligenza viene così considerata il risultato della distribuzione di piccole unità indipendenti in una rete.

Questa prospettiva mette in discussione il modello della mente centralizzato per proporne un secondo il quale lintero sistema assomiglia ad un patchwork di reti altamente cooperative assemblate in una sorta di bricolage che ne fa unentità non unitaria, ma una collezione eterogenea di processi a più livelli.

Ogni nodo della rete può appartenere a molteplici sistemi di relazioni mentre il senso e la qualità del nodo dipendono dalla posizione del sistema complessivo di relazione e dalla storia evolutiva locale.

I legami di rete tendono a trasferire verso il nodo effetti determinati e condizionano lo sviluppo locale. Il funzionamento del sistema è tanto più efficiente ed efficace quanto meglio e quanto più capillarmente "lintelligenza" è distribuita su tutto il sistema in modo da coprire ogni recesso.

 

GLOBALE-LOCALE

La globalizzazione dei processi si accompagna sempre più ad una rinnovata vitalità e capacità di attrazione dei luoghi delimitati dalle coordinate entro le quali si svolge la nostra vita quotidiana.

John Naisbitt nel suo volume "Global ParadoX" ha sottolineato recentemente: "Le telecomunicazioni sono quella forza che mentre spinge verso una enorme economia globale, opera per far diventare le singole componenti più piccole e più potenti".

Una tecnologia, dunque, che spinge congiuntamente verso una globalità sempre più diffusa a tutti i livelli e verso componenti sempre più piccole e più forti al punto che la tendenza che si va profilando è quella di consentire ai consumatori di trattare la maggior parte dei loro affari e di esplicare le loro attività direttamente a casa loro.

La casa è, in ultima istanza, il mercato fondamentale per la tecnologia della comunicazione con il computer e, in prospettiva, con la diffusione del telelavoro, della telemedicina, della teledidattica, essa è destinata a diventare anche il luogo della formazione, dei servizi, del lavoro.

Le nuove tecnologie spingono, insomma, a pensare globalmente e ad agire localmente.

La scuola, quale organo istituzionale specifico di istruzione, formazione, educazione sarà il luogo della teledidattica. Essa non può esimersi infatti dallutilizzo dei mezzi multimediali che costituiscono un elemento indispensabile per la nuova impostazione dellorganizzazione dellinsegnamento.

Basta pensare che in ogni scuola, con lutilizzo di Internet, ci sarà il mondo come biblioteca, che fornirà a richiesta, notizie ed immagini su luoghi e culture.

I compiti dei docenti saranno sempre più quelli di motivare gli alunni, di coinvolgerli e di seguirli nei processi della progettazione e dellattuazione delle attività di ricerca, oltre che in quelli di verifica dei risultati conseguiti.

Il lavoro scolastico si svolgerà solo in parte collettivamente, mentre assumerà sempre più spazio il lavoro di gruppo e quello individuale.

Già, oggi, gli alunni meno dotati hanno la possibilità, in alcune scuole, di usare apparecchiature e programmi multimediali che consentono loro di superare molte gravi difficoltà di apprendimento.

Con luso delle nuove tecnologie, ciascuno alunno potrà seguire i percorsi formativi più adeguati alle sue esigenze, ai suoi livelli, ai suoi ritmi ed ai suoi stili di apprendimento.

Unico momento rimane lalfabetizzazione informatica dei docenti che, secondo le previsione del Ministro della Pubblica Istruzione, sarà in breve tempo risolto.



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