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10 gennaio 2000

NUOVO SVILUPPO:
LA PRIVATIZZAZIONE DELLE TLC NON BASTA !

di Giuseppe Silvi

Prima che il lungo processo delle privatizzazioni nel settore delle TLC (Telecomunicazioni) venisse completato (gennaio 1998), l'unico colore sulla scena era quello rosso dell'ex-monopolista Telecom Italia; oggi il mercato delle TLC è multicolore: il rosso Telecom, l'arancione Wind, il verde Infostrada, Albacom.. ed entro il 2000 numerosi altri gestori globali o locali entreranno sul mercato.

C'è da chiedersi: sono sufficienti solo le forze di un mercato competitivo e multicolore delle TLC a risolvere i problemi dello sviluppo della Società dellInformazione di massa, a creare nuova occupazione, a far nascere la nuova economia dematerializzata basata sullinformazione, a contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio e alla realizzazione di progetti di elevata qualità urbana ?

E viene ancora spontaneo chiedersi:

  • lItalia riuscirà a realizzare quanto sopra solo per il fatto che sono stati già posati oltre 2.500.000 Km di fibre ottiche totalmente private ?
  • si riuscirà ad ottenere un progetto di qualità a Milano grazie al fatto che nel 2003 ci sarà una rete di 2000 Km di fibra ottica totalmente privata ?
  • è sufficiente portare lADSL e la web-TV nelle case dei circa 19 milioni di famiglie italiane per realizzare lo sviluppo socio-culturale e del territorio con unurbanistica a dimensione umana ?
  • sarà il moltiplicarsi sul territorio degli Internet caffé - attualmente circa 128 in Italia e 2000 in tutto il Mondo - a far fare il balzo dalleconomia materiale a quella dematerializzata basata più su bit e byte che su acciaio e petrolio ? o sarà sufficiente creare degli Internet Point nel contesto di infrastrutture già esistenti come uffici postali, sedi di uffici pubblici, ecc. ?
  • o saranno invece i più grandi Internet Shop del Mondo, tipo quelli recentemente aperti a Londra con oltre 500 postazioni (www.easyeverything.com) e localizzati in luoghi attraversati da grande flussi di gente (es.: centri storici, stazioni ferroviarie, aereoporti, ecc..) ad imprimere un decisivo balzo al nuovo sviluppo ?

Sembrerebbe proprio di no, se, a privatizzazioni delle TLC ormai pienamente avviate, alcuni problemi fondamentali legati allo sviluppo della Società dell'Informazione di massa e allo sviluppo sostenibile del territorio restano irrisolti sia in USA che in Europa e tra questi:

  • l'accesso universale ai servizi telematici non solo per tutti i cittadini, e dove, come e quando il cittadino stesso lo desideri, ma anche per gli imprenditori delleconomia digitale offrendo a tutti costoro pari opportunità di accesso alle reti a larga banda;

  • il "digital divide" tra info-poveri ed info-ricchi, tra giovani e anziani, problema sollevato dallo stesso Vicepresidente Al Gore in America, paese con la più elevata percentuale di utenti Internet al Mondo;
  • l'aumento di malattie a carattere psico-somatico legate all'isolamento sociale provocato dal telelavoro domiciliare o in ufficio davanti ad una postazione; fenomeno denunciato da una delle associazioni degli psicologi americani per cui è emerso che circa 11 milioni di utenti Internet su un totale di circa 200 milioni (in base ad una ricerca a campione), soffre di una sorta di effetto "droga Internet".

In pratica questi 11 milioni di utenti soffrono di una specie di schizofrenia tra il vivere il virtuale /globale e il reale/locale tanto da non riuscire più ad adattarsi alla vita reale e finendo per trascorrere ore ed ore davanti allo schermo in posizione statica con conseguenti disturbi tipo vertigini da "postura/posizione" non corretta, crisi ipertensive, emicrania, insonnia, ecc..

Inoltre la privatizzazione delle infrastrutture di TLC fa sì che le fusioni tra grandi Aziende di telematica abbiano come principale scopo quello di rafforzare ed estendere la proprietà di infrastrutture di reti telematiche.

LAzienda derivante dalla fusione di una o più società e proprietaria di reti telematiche (di solito derivanti da ex monopoli) ha comunque lobbligo per legge di affittare ad altri gestori di servizi su rete fissa e/o mobile la propria infrastruttura sulla base di tariffe stabilite dallAuthority per le TLC.

Sta accadendo però che, a seguito del regime di concorrenza sulle infrastrutture, i vari gestori preferiscano, qualora ne abbiano la possibilità, di dotarsi di infrastrutture proprietarie.

Risultato di tutto ciò: si moltiplicano sul territorio le infrastrutture di telematica, dalle antenne per i cellulari, a quelle satellitari, alle infrastrutture e dorsali europee in fibra ottica, ecc., ma dei tanto auspicati servizi telematici su tutto il territorio non cè sviluppo come richiesto dal mercato.

In pratica le risorse finanziarie investite per lo sviluppo della Società dellInformazione stanno finendo per alimentare i vecchi settori produttivi di beni / materiali (più cellulari, più cavi, più antenne, ecc) ritardando seriamente lo sviluppo del mercato di beni / servizi immateriali.

A tutto ciò cè una spiegazione: è più facile fare ciò che si sa già fare, e cioè produrre tramite lausilio di robot migliaia di antenne, chilometri di cavi, milioni di cellularipiuttosto che mettere in moto nuove politiche di sviluppo sociale, economico e del territorio per consentire a tutti i cittadini quel balzo culturale indispensabile per entrare nella Società dellInformazione di massa.

Le problematiche sopra evidenziate sono questioni di carattere generale che investono direttamente la sfera del sociale e delle scelte politiche per lo sviluppo delleconomia e del territorio e sicuramente non possono ricadere sotto la responsabilità delle nuove aziende private di TLC che devono occuparsi esclusivamente di come restare sul mercato.

La privatizzazione delle infrastrutture di TLC è un'ottima cosa e sta producendo tantissimi effetti positivi sul mercato, quali la riduzione delle tariffe telefoniche e il lancio di tantissimi servizi telematici innovativi, ma non è sufficiente comunque da sola a realizzare le basi di una Società dellInformazione che sia coesa e sviluppata in ogni sua componente territoriale e che tocchi tutti gli strati sociali, le istituzioni e le aziende.

Resta una costante della storia italiana che lintervento pubblico è stato sempre fondamentale per garantire lo sviluppo democratico dellaccesso al lavoro, ai beni e ai servizi.

Con le Scuole Comunali dell800/900 lintervento pubblico consentì lalfabetizzazione di massa di tutto il Paese e più tardi negli anni 50/70 la realizzazione delle Autostrade dasfalto aprì alla comunicazione e agli scambi commerciali intere zone prima isolate.

Anche ora cè bisogno di un nuovo intervento pubblico per realizzare le Piazze Telematiche e le "autostrade della luce" accessibili a tutti i cittadini e a tutti gli imprenditori.

"Le autostrade della luce" vano realizzate per avviare una nuova fase di sviluppo, uno sviluppo legato alla circolazione di idee /conoscenze e di nuovi servizi, alla dematerializzazione del modello economico per realizzare un modello di sviluppo compatibile sia sul piano economico che ambientale.

Occorre, ora più che mai, uniniziativa coraggiosa pubblica a cura delle Istituzioni centrali e locali per evitare che le "autostrade telematiche privatizzate" restino imprigionate sopra e sotto le "autostrade di asfalto" : 2.500.000 Km di fibre ottiche già posati, ma sotto utilizzati o affatto utilizzati, e i milioni di cellulari imprigionati con noi in un'eterna coda di auto in movimento, sono la riprova di questo rischio reale.

Le piazze e le autostrade telematiche pubbliche sono necessarie quindi per valorizzare le autostrade telematiche privatizzate, che nate da poco, hanno messo in evidenza quanto sia limitativo affidare esclusivamente alle forze del mercato le due sfide dello sviluppo socio-economico (economia digitale/dematerializzata) e di una nuova urbanistica, presupposti indispensabili a realizzare la "Società dellInformazione di massa".

Va creato un nuovo quadro legislativo a cui fare riferimento per lo sviluppo della Società telematica che tenga conto di scenari in rapido e tumultuoso cambiamento per poter valorizzare al massimo tutte le potenzialità della privatizzazione delle TLC e allo stesso tempo garantire nuove possibilità di lavoro e sviluppo per tutti i cittadini.

Il nuovo lavoro non consisterà nel produrre semplicemente più oggetti, più beni materiali, ma bensì più idee, più conoscenze, più beni sì materiali ma ad elevatissimo contenuto immateriale, tipo una tele-automobile di cui fatto 100 il valore, l80% è rappresentato da bit & byte (design, estetica, know-how, servizi telematici di bordo, ecc.) e solo il 20% da materie prime (acciaio, plastica, ecc.).

La nuova economia basata sul sapere e le conoscenze presuppone per la sua realizzazione lesistenza di un contesto sociale ed urbano tale da favorire la creatività delle persone e quindi la produzione di idee, di bit; ciò non potrà mai avvenire nel contesto degli attuali luoghi urbani, quali strade, parcheggi, fabbriche, uffici, ecc. che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare la civiltà metalmeccanica contemporanea.

Cè la necessità quindi di riqualificare tutto il territorio per adeguarlo alle nuove funzioni produttive basate sulla creatività umana, sulle relazioni sociali, sullo scambio di idee, e ciò sia a livello locale che globale.

E fondamentale ridisegnare nuovi contesti urbani: il "dove", il "come" e "in quale modo" dare laccesso a tali nuovi "impianti socio-tecnologici/telematici".

Urbanistica ed architettura avranno il compito, utilizzando in modo mirato e rivoluzionario tutti gli strumenti tecnologici disponibili quali le reti telematiche, lilluminotecnica, le biotecnologie, di dare vita al Villaggio Glocale bio-telematico in cui grazie alla sinergia tra tecnologie dellinformazione ed energie rinnovabili si possa conseguire lo sviluppo eco-compatibile del territorio.

La "Società dellinformazione di massa" per realizzarsi ha la necessità di un contesto socio-culturale e di nuovi luoghi urbani completamente diversi da quelli attuali, in pratica le vere sfide per costruire la Nuova Società basata sulla conoscenza sono di tipo socio-culturale ed urbanistica.

Senza dei radicali mutamenti provocati dal realizzarsi di queste due sfide, le "infrastrutture telematiche" diventeranno soltanto uno strumento surrettizio di vecchi modelli economici amplificando di questultimi tutti gli aspetti negativi quali produttività fine a sé stessa, squilibri sociali ed economici, inquinamento, ecc..

E da queste considerazioni di contesto che la nostra Associazione continuerà a perseguire come obbiettivo principale quello di sensibilizzare enti istituzionali centrali e locali, imprenditori, associazioni, liberi professionisti e i cittadini tutti sulla necessità non più rinviabile di promuovere la realizzazione delle due nuove infrastrutture pubbliche: una di 20.000 Piazze Telematiche e una di 60.000 Centri di Teleautomobili.

Chiediamo al Governo di destinare una percentuale adeguata dei 1000 miliardi, previsti nella finanziaria 2000 per lo sviluppo della Società dellInformazione, esclusivamente alla formulazione di un piano completo, sotto il profilo tecnico (velocità larga banda/collegamenti tra Piazze Telematiche, parametri urbanistici delle Piazze Telematiche, ecc.) e gestionale (modelli bandi di gara a livello europeo, modelli società miste pubblico e privato) ricavando tali parametri attraverso il PPU di Napoli finanziato dallUnione Europea, altri progetti europei ed americani.

In tal modo le Regioni, le Province e i Comuni potranno in prospettiva richiedere i fondi strutturali del Quadro Comunitario di Sostegno 2000- 2006 operando in un quadro nazionale/europeo basato su linee guida definite e certe.

La realizzazione delle due nuove infrastrutture Piazze Telematiche e Centri di TeleAutomobili potrà essere un utile "correttivo" per far sì che le privatizzazioni del settore delle TLC porti davvero la rivoluzione attesa dallavvento della Società dell'informazione di massa e non diventino invece il blocco a questa stessa rivoluzione limitandosi a creare la Massificazione della Società dellinformazione.

 

 



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